DESIGN, FASHION

MODA E ARTE – CONTINUO DIVENIRE

26 aprile 2017
Hussein Chalayan -dance director at Sadler's Wells theatre, London _ itintandem
http://www.itintandem.com/it/2017/04/26/moda-e-arte/
MODA E ARTE –  IL CONTINUO DIVENIRE DI UN RAPPORTO CONTROVERSO, UNIONE ED INSIEME SCONTRO DEI TITANI DELLA CULTURA POST-MODERNA.

Proviamo per un attimo a pensare alle parole moda e arte. Come vengono visualizzate nella nostra testa? Probabilmente nella maggior parte di noi esse appariranno collegate da una e congiunzione, così come se dovessimo pensare ad esempio a “Bonnie e Clyde”, a “latte e caffè”, a “bianco e nero” o a qualsiasi coppia dal binomio indissolubile. Ma perchè?

Arte e moda sono davvero qualcosa di strettamente collegato tra loro? E’ forse così da sempre?
Sarebbe interessante, per rispondere a queste domande, ripetere la visualizzazione mentale delle due parole, questa volta cercando di riflettervi con più attenzione. Probabilmente quasi tutti saremmo assaliti da dubbi ed interrogativi sull’effettivo legame o sulla possibile comparazione tra moda e arte. Il risultato è l’interessante contrasto tra una connessione istintiva e quasi naturale tra i due termini ed invece una contrapposizione significante di valori e significati.

Dove risiede dunque la conclusione e la risposta agli interrogativi che ne derivano? Per trovarla è necessario guardare all’essenza di quelli che possiamo chiamare due di innumerevoli mondi dell’arte, secondo la definizione del sociologo H.S. Becker, il quale spiega il funzionamento di questi ultimi come parti di un organismo unitario, composto da una collettività di intenti e necessità, ma le cui manifestazioni si sviluppano in maniera autonoma ed estremamente differente.

Come esempio potremmo prendere in considerazione il Futurismo, storicamente la prima avanguardia italiana, i cui valori e fondamenti si sono contemporaneamente manifestati nell’arte, nella letteratura, nella moda ed in altri ambiti culturali del tempo. In questo caso, tuttavia, un filo conduttore unitario è semplice da trovare, poichè spesso sono stati gli stessi futuristi ad esplicitare il collegamento e la necessaria adesione al movimento di ogni aspetto della cultura. E’ inoltre evidente che, nonostante la sua capillare diffusione, il Futurismo sia conosciuto ed apprezzato prima, e sopra di tutto, come movimento “artistico”, nell’accezione più specifica del termine.

kawakubo Comme des Garçons,Vogue Japan February 2014 2 Rai kawakubo Comme des Garçons, spring summer 1997

Risulta spontaneo allora – in questo come in altri casi del genere – considerare l’arte come forza motrice e propulsore indiscusso degli altri mondi, le cui espressioni derivano dall’esplosione del “nucleo centrale”. La moda, in particolare, da sempre risulta la vittima più colpita di questa visione delle diverse sfere artistiche: la sua essenza risulta più spesso sminuita di fronte al vigore di espressioni culturali più durature e meno “effimere”.

Cosa succede, però, quando anche l’arte diventa meno permanente e immortale? Molti studiosi dell’argomento in effetti hanno evidenziato come, ormai sempre più frequentemente, l’arte sia soggetta ai cambiamenti e ai ritmi della moda. Ed anche a livello concettuale e formale, essa si sposta sempre di più verso quelle manifestazioni espressive che si riferiscono e si esuriscono in un momento specifico – come nel caso dell’arte performativa – prediligendo l’emozione tutta post-moderna del presente. Di conseguenza oggi è naturale collegare simbioticamente questi due mondi; in passato, al contrario, questo legame era più che altro inteso come di adulazione e conseguente emulazione dell’arte da parte della moda.

Prendiamo in esame alcune collaborazioni tra designer ed artisti, provando a chiarire se effettivamente esiste un grado implicito o meno di subordinazione dell’uno nei confronti dell’altro. Ad esempio nello storico connubio tra la stilista Elsa Schiaparelli ed i surrealisti, Dalì in particolare, generalmente si parla di citazioni – come nel caso delle collezioni di Mila Schon ispirate ai tagli di Lucio Fontana – dunque di reinterpretazioni dell’arte attraverso gli abiti.

Col passare del tempo, invece, le collaborazioni tra moda e arte si sono modificate, trasformate ed evolute – trasformandosi in qualcosa di più intrinseco e significativo – probabilmente perchè in primis sono gli ambiti che sono cambiati.

Nei lavori di designer come Rei Kawakubo, Issey Miyake o Hussein Chalayan la presenza di qualcosa di diverso rispetto alla sola estetica o funzionalità è così evidente che «lo spettatore raramente cerca di capire se siano arte o moda, esattamente come lo spettatore di Wagner non si chiederà se si tratta di musica o teatro» (R. Martin, A Note: Art & Fashion, Viktor & Rolf, in «Fashion Theory», 1999). Qui dunque la moda non usa l’arte, ma diventa capace di crearne una sua personalissima versione.

Issey Miyake ss1990 , Met New York City 2Issey Miyake for Miyake Design Studio, Spring Summer 1994

Quello che possiamo concludere è che, dunque, moda e arte sono estremamente diverse ed al contempo sorprendentemente simili. Entrambe riescono a catalizzare il cambiamento attraverso l’espressione visiva e sensoriale, entrambe veicolano con l’estetica messaggi spesso radicali ed altrimenti inascoltati dai più e riescono a restituire con la creatività i contrasti e le illusioni della società che ci circonda. Sono parte di una rete in cui possono muoversi in libertà ed indipendenza, ma di cui inevitabilmente fanno parte insieme.

In questo momento più che mai l’arte e la moda – quantomeno una parte di questa – diventano simultaneamente viaggiatori di un unico sfaccettato percorso, quello che porta i mondi dell’arte a scontrarsi, a fondersi e ad espandersi in una continua ed esponenziale evoluzione.

 

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