ART, EXHIBITION

CONCRETE ILLUSIONS. A DIALOGUE BETWEEN DIORAMA AND GIOBERTO NORO

28 settembre 2016
http://www.itintandem.com/it/2016/09/28/concrete-illusions-a-dialogue-between-diorama-and-gioberto-noro/

CONCRETE ILLUSIONS. A  dialogue between Diorama and Gioberto Noro.

Concrete illusions is an oxymoron that includes the core of the research of both Diorama and Gilberto Noro. The border between reality and non-reality becomes ever thinner until it reaches permeability: the different parts invert and superimpose, the different scales blend and the horizons of art and architecture rejoin.

Concrete illusions è un ossimoro che racchiude in sé l’essenza della ricerca di Diorama e di Gioberto Noro; un dialogo in cui il confine tra realtà e non-realtà si assottiglia fino a diventare permeabile: le parti si invertono e si sovrappongono, gli ordini di grandezza si confondono, e gli orizzonti di arte e architettura si ricongiungono.

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ICONOSTASI _ Gioberto Noro 2012 104 x 152 cm pigments print on cotton paper courtesy Alberto Peola

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CAMERA 10 _ Gioberto Noro 2008 104 x 152 cm pigments print on cotton paper courtesy Alberto Peola

 

 

 

CONCRETE ILLUSION will be present on the 29th of September in Milan for the opening of Diorama, a cross-disciplinary studio based in Milan and Paris, in collaboration with UNTITLED.

The word Diorama comes from ancient Greek and is composed of διά meaning “through” and ὅραμα meaning “sight”. In 1822 Daguerre and Bouton used the same word to describe a three dimensional form of representation that was able to render the illusion of space, time, places, persons and objects.
The contemporary translation of this attempt to represent reality occurs through the use of technology. Nevertheless, in today’s society based on image, where everyone possesses a tool through which reality is captured, the difference is made by those who are able to use this same tool in a conscious way and in doing so proposing an interpretation of reality.
A common technical approach applied on the one side to architecture and on the other side to Art, asso- ciates and intertwines Diorama and Gioberto Noro works.
As stated in their manifesto, Diorama acts in a field between real and unreal, following the principles of scale, abstraction and disruption within a changing living context, characterized by a delicate balance. This leads us to the core question: how is it possible to intervene in a consciuos way in this extremely complicated world?
Through dialogue, confrontation and collaboration. An ininterrupted process of checks and counter- checks with the context, with the architectural projects and with the poetry of the image. The outcomes are original and not in conflict with opposed realities: singular and multiple, inward and outward, connect- ed and unique. Diorama’s intent is to build new texts that eco and resonate with marginal dimensions.
The research of Gioberto Noro starts with a question as well: how is it possible to get beyond the “authen- tic lie” intrinsic to the photographic medium in order to unveil its potential of revelation?
Camera and Iconostasi represent empty architectures, with an uncanny light, whose light source is willingly hidden in order not to direct but to free the gaze of the viewer. In the presented artworks the word camera (room in Latin) does not exclusively refer to a physical space after its walls have been metaphori- cally torn down but also alludes to a mental and spiritual room.
The substance of architecture is also a crux of tension that characterizes the series D-zone in which vege- tation with saturated colours exposes the transitory aspect of human intervention.
The trilogy Sguardi a Occidente -which includes the exhibited photographs- is the fruit of long reflection and elaboration. It underlines the artists willingness to achieve distance from the various forms of condi- tioning through which the Western way of thinking emprisoned the gaze thus inhibiting the ability of lateral thinking.
This is precisely where Gioberto Noro’s challenge lies: applying an all encompassing empirical approach in an effort to multiply the vanishing points in a medium that structurally admits only one vanishing point. In this way, the artist becomes the means through which the work is revealed in its entirety.
This complexity is both conceptual and technical: Gioberto Noro images are born from the union of many images and from the study of the spaces through scale models; a process that implies long timelapses and in obvious contradiction to the rapidity of the contemporary world and the intrinsic instantaneous aspect of the photographic shoot.
As Gioberto Noro states, the essence of their art is born from an intrinsic neccessity to create images that help us to see, images that help us to escape the prison of watching and to resonate with what is around us, in doing so we are able to relinquish the analytical way of thinking towards existence.

CONCRETE ILLUSION sarà presentato ail 29 settembre a Milano, in occasione dell’inaugurazione dello studio Diorama, con sede a Milano e Parigi, IN COLLABORAZIONE CON la galleria UNTITLED.

Il termine diorama deriva dalla composizione delle parole greche διά «attraverso» e ὅραμα «veduta». Nel 1822 la parola diorama fu usata da Daguerre e Bouton per descrivere una forma di rappresentazione tridimensionale che rendesse l’illusione di spazio, tempo, luoghi, persone e oggetti.
La traduzione nel linguaggio contemporaneo del tentativo di rappresentare la realtà dell’invenzione dei due artisti francesi avviene grazie all’uso della tecnologia. Nella società dell’immagine, in cui chiunque possiede uno strumento attraverso cui riprendere la realtà, la differenza la fa chi dello stesso strumento ne fa un uso consapevole, e della realtà propone un’interpretazione.

Un approccio tecnico, applicato da un lato all’architettura, dall’altro all’arte, è ciò che accomuna e tesse una trama tra i lavori di Diorama e di Gioberto Noro.

Come afferma nel suo manifesto, Diorama si muove in uno spazio compreso tra il reale e il non-reale, seguendo i principi di scala, di astrazione e di rottura all’interno di una realtà dal mutevole equilibrio. Da lì la domanda: come intervenire consapevolmente in questo mondo di estrema complessità?
Attraverso un lavoro di dialogo, confronto e collaborazione. Un continuo processo di verifica e contro-ve- rifica con il contesto, con il progetto architettonico e con la poetica dell’immagine. Il risultato è originale e non in conflitto con realtà opposte: esso può essere singolo o multiplo, isolato o connesso, in entrata o in uscita. Lo scopo di Diorama è quello di costruire palinsesti inediti che possano entrare in consonanza e risonanza con dimensioni altre.
Anche il punto di partenza della ricerca di Gioberto Noro è una domanda, ovvero: come andare al di là dell’autentica bugia del mezzo fotografico evidenziandone le potenzialità rivelatorie?
Camera e Iconostasi rappresentano architetture disabitate drammatizzate da una luce perturbante la cui sorgente è volutamente celata al fine di non indirizzare lo sguardo ma di divincolarlo. Il termine camera cessa così di riferirsi esclusivamente ad uno spazio fisico abbattendone metaforicamente le pareti e alludendo ad una stanza mentale e spirituale. La materialità dell’architettura è protagonista anche della tensione che caratterizza la serie D-zone in cui una vegetazione dai colori ipersaturati smaschera la tran- sitorietà dell’intervento dell’uomo.
Frutto di una lunga riflessione ed elaborazione, la trilogia Sguardi a Occidente alla quale le opere in mostra appartengono, sottolinea la volontà dell’artista di discostarsi dai condizionamenti attraverso i quali il pensiero occidentale ha imprigionato lo sguardo, inibendo la capacità di un pensiero laterale. Proprio in questo consiste la sfida di Gioberto Noro: moltiplicare i punti di fuga all’interno di un medium che strut- turalmente ne ammette uno solo, applicando un approccio empirico totalizzante e nel quale l’artista diventa il tramite grazie a cui l’opera si rivela nella sua interezza.
Una complessità concettuale ma altresì tecnica: le immagini di Gioberto Noro sono il risultato della unione di molteplici immagini e dello studio degli spazi attraverso modelli in scala, un processo che richiede tempi lunghi, in esplicita controtendenza con la velocità che domina il mondo contemporaneo e con l’istantaneità intrinseca allo scatto fotografico.
Come Gioberto Noro stesso infatti afferma, la necessità intrinseca è quella di creare “immagini che aiutino a vedere, immagini che aiutino ad uscire dalla prigione del guardare”, ovvero entrare in risonanza con le cose che ci circondano abbandonando un atteggiamento analitico nei confronti dell’esistente.

 

Gioberto Noro, is the union of two distinct individuals’ surnames, Sergio Gioberto and Marilena Noro, both professional photographers, pupils and assistants of Frank Horvat. Since 2005 they have officially shared the responsibility of the finished image by signing it together as one. Photography, the medium at the core of their research, is considered by the artists to be the biggest expression of Western alien- ation while at the same time the means to the possibility of the recovery of physical reality. The artists’ work is based on a dialogue between chaos and order, domestic and wild, rational and irrational, orientation and disorientation, concrete and random. Dialectical comparison as the soul of reality.

Their training involved formative contact with: Treatr Laboratorium di Jerzy Grotowski, Living Theatre di Julian Beck, Metodo Strasberg di Lee Strasberg, Ballett Frankfurt di William Forsythe, il Metodo Feuer- stein di Reuven Feuerstein.

Gioberto Noro, nasce dall’unione dei cognomi di due individualità distinte, Sergio Gioberto e Marilena Noro, entrambi fotografi professionisti, allievi ed assistenti di Frank Horvat, che dal 2005 hanno deciso di condividere ufficialmente, firmando unitamente, la responsabilità dell’immagine finita. La fotografia, medium oggetto della loro indagine, è vista dagli artisti sia come

massima espressione dell’alienazione dell’Occidente sia come possibilità di recupero della realtà fisica. I due artisti operano facendo dialogare il caos con l’ordine, il domestico con il selvatico, il razionale con l’irrazionale, l’orientamento con il disorientamento, il concreto con l’aleatorio. Confronto dialettico come anima della realtà.

Durante la loro formazione entrano in contatto con: Treatr Laboratorium di Jerzy Grotowski, Living Theatre di Julian Beck, Metodo Strasberg di Lee Strasberg, Ballett Frankfurt di William Forsythe, il Metodo Feuer- stein di Reuven Feuerstein

 

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