DESIGN, INTERVIEWS

INTERVIEW WITH buroBELÉN: DESIGNERS BRECHT DUIJF + LENNEKE LANGENHUIJSEN

20 luglio 2016
http://www.itintandem.com/it/2016/07/20/interview-with-burobelen-designers-brecht-and-lenneke/

Interview with founders of BuroBELÉN: the dutch designers Brecht Duijf and Lenneke Langenhuijsen. They describe her profession as “materialiser” working on material and colour concepts in the field of (half)product-,textile- and interior-design, mixing several techniques. Brecht Duijf and Lenneke Langenhuijsen studied at the Design Academy Eindhoven in the Netherlands, both majoring in “Man and Well-Being”, in 2006 Duijf graduated while Langenhuijsen first started studying. After working freelance they set up buroBELÉN – presenting in 2014 for the first time jointly at Palazzo Clerici in Milan, where they showcases also in 2016.

Intervista a Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen fondatrici dello studio Buro BELÉN. Si descrivono come “materializzatrici” lavorano sul concetto di materiale e colore applicato nel campo per metà del prodotto-, tessile-e dell’ interior design, mescolando diverse tecniche. Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen hanno entrambe studiato alla Design Academy di Eindhoven nei Paesi Bassi, specializzandosi entrambe nella materia “L’uomo e il benessere”, nel 2006 quando si laurea Duijf, Langenhuijsen inizia gli studi. Dopo aver lavorato indipendentemente nel 2014 decidono di fondare l’attuale studio buroBELÉN – esponendo lo stesso anno a Palazzo Clerici durante la design week Milanese, dove le incontriamo 2 anni dopo.

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How and when did you realised that this would be your job?
It was for both of us around the age of 16. Learning through thinking and making appealed to us a lot. Creating your own scope. We are way too pigheaded to think through existing systems. Wanting to break borders that feel limiting…

Come e quando hai capito che questo sarebbe stato il tuo lavoro?
E ‘stato per tutti e due intorno all’età di 16 anni. Imparare attraverso i processi dell’ideare e fare ci ha attratte molto. Creando il proprio campo di applicazione. Siamo troppo testarde per pensare attraverso i sistemi esistenti. Volendo rompere i confini che si sentiamo limitanti…

One of the interesting elements of your work is the personal and unique approach at each project. What is your design process?

We would like wearables to age around your body, walls to be different in every light setting and mass products to be a bitter different from each other. Because we think variety makes the experience richer. We also tend to say that we’re searching for ‘random decoration’ through material and production-process qualities. An example? it is very hard/almost impossible to dye plant dyes equally on textile. For us then the starting point is not wanting which is not possible but making advantage of this fact. We take out the steps in the industrial dying process that try to manage the equal dying. The result is an unequal coloured cone. Weaving out the cone on the right width creates a random ikat effect which is everything different. Also the colours that appear out of one plant are every time a surprise. So we really deeply research processes and collaborate with them and the materials. We also collaborate more and more with scientists in order to understand what is happening and why. Getting the most exciting aspects out of materials is our goal. And placing it in the right context our aim.

Uno degli elementi interessanti del vostro lavoro è l’approccio personale e unico per ogni progetto. Come descrivete il vostro processo di progettazione?

Vorremmo poter indossare l’età intorno al corpo, che le pareti fossero diverse ad ogni ambiente luminoso, e che i prodotti di massa fossero leggermente diversi l’uno dall’altro. Perché pensiamo che la varietà rende l’esperienza più ricca. Tendiamo anche a dire che stiamo cercando la ‘decorazione casuale’ puntando alla qualità dei materiali e dei processi produttivi.

Un esempio? è molto difficile, se non impossibile,  tingere uniformemente, uguale e ripetibile, un tessuto con coloranti vegetali. Per noi quindi il punto di partenza non é voler l’impossibile ma approfittare di queste peculiarità. Abbiamo eliminato le fasi della tintura industriale che fanno si che si ottenga una tintura uniforme. Il risultato è un cono di colore disuguale. Facendo scorrere il cono di filato da destra abbiamo ottenuto un casuale effetto ikat casuale irripetibile. Anche i colori che appaiono su una pianta sono ogni volta una sorpresa. Quindi abbiamo approfondito questi processi della diversità, apprezzandoli e applicandoli ai materiali. Abbiamo collaborato sempre di più con gli scienziati al fine di capire cosa accade e perché. Ottenere gli aspetti più interessanti di materiali è il nostro obiettivo. E trovare la giusta applicazione il nostro obiettivo.

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Weaving out the cone on the right width creates a random ikat effect which is everything different

Many designers agree that future of design is in materials research; what do you think about this?

Of course it is an important aspect of physical design but the field of digital design is growing exponentially. Let’s hope that every designer in the future makes use of material research and draw ethical conclusions from that. Then the world won’t be harmed anymore. We also think that the extra attention on materials and their tactility becomes very important for people to experience, next to our digital life. And it would be very interesting for designers to think of the world in between the digital and the physical. How do we drive our non-physical world?

Molti designer concordano sul fatto che il futuro del design sta nella ricerca dei materiali. Qual’é il vostro punto di vista?

Naturalmente è un aspetto importante della progettazione fisica ma il campo della progettazione digitale è in crescita esponenziale. Speriamo che ogni progettista, in futuro faccia riferimento alla ricerca sui materiali e tragga conclusioni etiche da questa. Allora il mondo non sarà più danneggiato. Pensiamo anche che l’attenzione sui materiali e la loro tattilità diventeranno aspetti molto importanti per le esperienze delle persone, affiancati alla nostra vita digitale. E sarebbe molto interessante per i progettisti pensare ad un mondo tra il digitale e quello fisico. Come si fa a guidare il nostro mondo non-fisico?

How the city you work in affect your projects?

We think not much. We have no specific collaborations with Amsterdam. On the other hand the contextual thinking which is celebrated in the Netherlands a lot maybe relates to the fact that the Netherlands has a totally flat landscape. Through centuries people living here always have had a clear view to the horizon. We have seen everything coming. A very clear overview. And maybe therefore evolved into open and bright thinkers. But the dutch miss a lot of sense for detail and emotion. This is clearly something that we try to connect to bright ideas.

La città in cui lavorate incide sui vostri progetti?

Pensiamo non incida molto. Non abbiamo collaborazioni specifiche con Amsterdam. D’altra parte il pensiero contestuale celebrato nei Paesi Bassi molto, forse riguarda il fatto che i Paesi Bassi hanno un paesaggio completamente piatto. Attraverso secoli le persone che vivono qui da sempre hanno avuto una chiara visione verso l’orizzonte. Abbiamo visto tutto venire. Una panoramica molto chiara. E forse quindi per questo evolutasi in pensatori aperti e luminosi. Ma la signorina olandese manca un sacco di senso per il dettaglio e l’emozione. Questo è chiaramente qualcosa che cerchiamo di connettere con le idee brillanti.
What is the hardest part of your job? Which one is your favorite?
Definitely management and finances. As pure idealists we tend to forget time and money. We need to force ourselves into that over and over again. But we’re learning! Even the nice side of it.
The creative thinking and making side we definitely like the best!

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro? Quale quella che preferite?
Sicuramente gestione e finanze. Come idealiste puri tendiamo a dimenticare tempo e denaro. Dobbiamo sforzarci in questo più e più volte. Ma stiamo imparando! é anche il lato piacevole.
Il pensiero creativo e la parte del fare, sono sicuramente quelle che preferiamo!

Can you describe your home / or the space where you feel home?

A layered space where history and future merge. A space with lots of detailing where you can almost travel through. And experience different times of the day and seasons in another way. And where plates and cups of your last breakfast, some toys of your kids, a spot of wine from last winter is not an eyesore. Home should live with you.

Puoi descrivere la tua casa / o lo spazio in cui ci vi sentite a casa? 

Uno spazio stratificato dove la storia e il futuro si fondono. Uno spazio con un sacco di dettagli attraverso cui è quasi possibile viaggiare. E sperimentare diversi momenti della giornata e delle stagioni in un altro modo. E dove piatti e bicchieri della vostra ultima colazione, alcuni giocattoli dei vostri bambini, un po ‘di vino dello scorso inverno non sono un pugno nell’occhio. Casa dovrebbe vivere con te.

Do you have an artist or designer who inspires you?
Aldo Bakker for his huge sense of form. Sometimes we don’t dare to touch this aspect anymore because he seems to be one of the only ones that deals with it in a very intelligent and new way… His honesty inspires us.
EIleen Gray for her female power. Especially in her time….!
Our friend Marjan van Aubel for her strong choices.
Hella Jongerius for her impact on bigger companies and opening the way into the individuality of products.

Un artista o designer a cui vi ispirate?
Aldo Bakker per il suo enorme senso della forma. A volte non abbiamo il coraggio di toccare più questo aspetto perché lui sembra essere uno dei pochi che si occupa di questo in un modo molto intelligente e nuovo … La sua onestà ci ispira.
Eileen Gray per il suo potere femminile. Soprattutto nel suo tempo ….!
Il nostro amico Marjan van Aubel per le sue scelte forti.
Hella Jongerius per il suo impatto sulle grandi imprese e aprendo la strada verso l’individualità di prodotti.

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